Esce dal Siliqua ma non dal calcio, probabilmente andrà a irrobustire un'altra società del Cagliaritano o del Medio Campidano però non ora, probabilmente più avanti. Bruno Serventi, ex presidente dell'Asseminese per 8 stagioni e nelle ultime due come direttore sportivo e maggior finanziatore del Siliqua, si ferma e si riposa.

Il progetto con il club di Mariano Collu non aveva più i presupposti per poter essere portato avanti dopo l'ultimo bellissimo campionato culminato con il terzo posto nel girone A di Promozione e l'eliminazione ai playoff contro il Tonara. «Ho fatto l'iscrizione online ed esco dalla società- dice Serventi - spero ora che lo sponsor Sarda Acque Minerali San Giorgio dia il suo contributo come non è accaduto nell'ultima stagione e permetta ai dirigenti di pianificare il prossimo campionato. Male che vada si retrocede ma non può sparire il club». L'uscita di scena dell'imprenditore non ha avuto strascichi ma solo qualche rammarico: «Io al Siliqua mi sono trovato benissimo, ho passato due anni fantastici e ringrazio tutti i dirigenti, persone adorabili e favolose. Ma, a queste condizioni non ci sto, se devo finanziare la squadra allora la costruisco io e decido sull'allenatore e i giocatori da prendere. Invece avverto che la gente si lamenta e ha del risentimento in questa squadra perché avrebbe in rosa pochi giocatori del posto. Siliqua è un paese con meno di 4mila abitanti, potrà avere 4-5 giocatori bravi per la Promozione, gli altri 15 giocoforza devono arrivare da fuori, perciò non capisco queste lamentele anche perché nessuno ha mandato via i giocatori locali e per me deve giocare chi merita. Tra l'altro non c'è nessun imprenditore che mette soldi in società. Come mai che nessuno del posto o non entra una cordata che vuole prendere la società?». E cita una famosa frase di Roberto De Niro, rivolta a Kevin Costner, nel film "Gli Intoccabili": «A Siliqua sono tutte chiacchiere e distintivo, c'è solo qualche affezionato che riesce a contribuire con 100-200 euro, massimo 500. La San Giorgio, nonostante gli striscioni presenti al campo e lo sponsor sulle maglie, non ci ha dato una mano nell'ultima stagione, lo stesso sindaco si è allontanato dalla squadra dopo esser stato presente al 100% l'anno prima. Ci considerano forestieri? Allora andiamo via». Parla al plurale Bruno Serventi perché anche il figlio Daniele non difenderà i pali della porta del Siliqua: «È libero e troverà presto squadra, è un buon portiere e non lo dico perché è mio figlio. Lui ha giocato nei club dove c'ero io solo perché gli piacciono le squadre che faccio ma è ufficialmente sul mercato».

Sarebbe strano vedere Bruno Serventi fuori dal calcio

«Il calcio mi manca ma mi sto rilassando. Pensavo di poter collaborare col Quartu 2000, sono amico di Sebastian Puddu e Cristian Gitani ma non conosco il presidente, se andassi lì mi sentirei un intruso, poi non vogliono fare la squadra che ho in mente, a me piacerebbe portare quei 5-6 giocatori di spessore e qualche giovane di valore ma lì puntano solo sui giovani del vivaio. Ho avuto anche contatti anche con Narcao, Pula, La Palma, Gemini Pirri, prima ancora con l'Orrolese, probabilmente qualcosa farò ma ora non sto da nessuna parte, sto meditando»

Il Siliqua con Serventi è arrivato laddove non ci era mai riuscito nella sua storia

«Abbiamo chiuso al terzo posto ma anche l'anno prima potevamo farlo solo che la differenza reti avrebbe premiato il Pula e, nell'ultima gara col Sant'Elena, abbiamo pareggiato quando si poteva vincere benissimo. La differenza è quest'anno i playoff li abbiamo realmente conquistati e potevamo andare in Eccellenza, era il mio sogno»

Che è svanito perché l'arbitro Scifo, nella sfida di Tonara, non ha fischiato al 92' il rigore del possibile 2-1 su Cacciuto

«Esattamente, era netto e non ha avuto il coraggio di fischiare di fronte a mille spettatori del Tonara. Ed è un peccato perché sono sicuro che il Siliqua sarebbe finito in Eccellenza, allora avrei riconfermato i più bravi, l'intero staff tecnico col mister Marco Piras, il preparatore dei portieri Carlo Cirina e il fisioterpista Rossano Mastinu, persone splendide e competenti, poi avrei sostituito 4-5 giocatori con altri più bravi senza grandi spese. Sono sicuro che avremmo fatto un bellissimo campionato, l' Eccellenza avrebbe dato lustro a Siliqua dove c'è gente deliziosa ma che si fa condizionare dalle chiacchiere di paese. Sarei stato ancora lì se mi avessero fatto lavorare, poi non è detto che qualcuno ci ripensi»

Nell'ultima stagione siete partiti bene e poi è stato necessario il cambio tecnico

«A mio avviso era necessario farlo, non perché Titti Podda non fosse competente ma è troppo amico dei giocatori e vicino ai dirigenti. Insomma, uno di famiglia»

Cosa vi ha dato, invece, Marco Piras?

«Sul piano dell'agonismo la squadra è cambiata molto, i giocatori erano più inquadrati, forti e motivati, hanno preso più il carattere dell'allenatore. Alla fine abbiamo perso di più rispetto all'anno prima (7 sconfitte contro 3, ndr) ma abbiamo vinto anche di più (19 vittorie contro 16), segnando molto di più (71 gol fatti contro 55) e i pareggi sono scesi da 11 a 4. La squadra correva, arrivava failmente al gol e divertiva» 

Il giocatore al quale è più affezionato?

«In assoluto Christian Cacciuto e Nicola Atzeni, tra i più forti nei rispettivi ruoli, ma anche Alessio Meloni che ha fatto un gran campionato segnando 15 gol da esterno. Aggiungo Farris, Mameli e Amorati, fuoriquota incredibili che potrebbero giocare in serie D»

Cacciuto che segna 30 gol se lo sarebbe aspettato specie dopo che a dicembre stava per andar via?

«Così tanti no, è un record per Christian che ha fatto un'annata stupenda, tra l'altro non giocando alcune gare e facendo degli spezzoni per un infortunio muscolare. Si diceva che volesse andar via perché dopo Castiadas i rapporti con mister Piras si erano raffreddati, invece si sono parlati una volta sola e hanno chiarito tutto, da lì è nato un rapporto stupendo tra il tecnico e il giocatore e l'uno ha ripagato l'altro della fiducia» 

Peccato per gli infortuni di Atzeni e Picciau

«Con loro al massimo, e aggiungo anche Massa, avremmo vinto il campionato. Nicola si è fatto operare al ginocchio, è stato fuori da settemrbre ma è voluto rientrare nel finale anche se non poteva essere al massimo. Raffaele è stato fermo un mese e mezzo, non ha fatto l'operazione rischiando tanto per l'attaccamento alla maglia. Questi sono giocatori di un certo spessore umano, che un dirigente deve tener conto quando li prende, invece al Siliqua c'è stato qualcuno che ci ha lasciati contati quando ancora il mercato di dicembre non era aperto»